Bruciare, quale soluzione? | Giustacchini

Bruciare, quale soluzione?

In uno degli incontri precedenti avevamo chiacchierato su come poter gestire la poca voglia di andare a scuola. Con le belle giornate che ci stanno facendo compagnia e che iniziano ad avere il sapore dell’estate, credo che qualsiasi alternativa alla scuola possa risultare seducente, per tutti.

Ecco allora che tra i ragazzi, soprattutto quelli più grandi, si fa sempre più impellente il bisogno di “bruciare”. Non che questa possibilità non si materializzi nei mesi più freddi verso mete come centri commerciali dai nomi più strani ma il sole, i fiori, il caldo, la natura che rinasce offrono la possibilità di trascorrere una manciata di ore all’insegna della trasgressione tra parchi, giardini, sedie poste sapientemente sotto il patio di un bar. La soluzione? Non credo esista.

È un po’ come resistere alla voglia di un gelato: troppo difficile.

Sicuramente al “bruciare” bisogna essere predisposti. Ricordo che quando andavo al liceo un sacco di ragazzi alla fermata dell’autobus solo raramente prendevano in considerazione l’idea di entrare a scuola.

Bruciare, quale soluzione?

Personalmente ho “bruciato” solo una volta. Avevo 16 anni, ero in seconda liceo, nella scuola che frequentavo chiamavano a casa ogni volta in cui stavi assente. Non ce ne è stato bisogno, mia mamma ha preceduto la segretaria. «Cristina oggi a scuola non c’è, vero?» credo che abbia detto pressappoco così al telefono mentre il suo dubbio si trasformava in realtà. Le mamme hanno sempre un buon sesto senso. Potete anche immaginare la reazione una volta tornata a casa e la punizione che mi è caduta addosso, pesantemente. Di tutto questo a mia madre aveva dato noia il mio mentire, il mio non essere limpida in quella situazione. Da quel momento ho imparato una lezione importante:

a parlare dei miei bisogni, ad ammettere che a volte non avevo studiato, che non sempre avevo voglia di andare a scuola e che anche a me, come ai miei coetanei, poteva risultare attraente una mattina trascorsa in Castello.

Oggi per voi genitori le cose sono un pochino più semplici. Diciamo che con il registro elettronico potete avere un’idea quasi costante di come stia procedendo la mattinata scolastica dei vostri figli. Non c’è più la sorpresa ai colloqui generali, potete intervenire prima. È anche vero che trattare con un adolescente non è mai troppo semplice. Dobbiamo tutti imparare a discriminare. Una volta è passabile, tutte le settimane è un problema. I problemi però devono essere affrontati, repentinamente, prima che scoppino, che sia troppo tardi e che i ragazzi si facciano male.

Bruciare, quale soluzione?

Certo ci vuole coraggio, ci vuole tatto, ci vuole equilibrio e noi adulti spesso esageriamo. A volte siamo eccessivi nelle richieste, nei controlli, nelle preoccupazioni con il risultato di creare ansie. A volte, invece, siamo tirchi e crediamo che in quanto grandi siano in grado di gestirsi da soli. Questo non è vero, soprattutto quando le fondamenta dei nostri ragazzi non sono solide.

Il problema va affrontato sia in famiglia sia a scuola. I genitori devono mostrare i pro e i contro del mettere a fuoco le mattinate scolastiche. I contro sono molti. Se il “bruciare” diventa una pratica troppo frequente, si corre il rischio di perdere l’anno scolastico per via delle insufficienze e delle troppe assenze. Il tempo buttato non viene restituito e un diploma nel 2018 serve. Sì ai ragazzi la scuola serve anche perché farà di loro degli adulti meno infelici. La scuola deve svegliarsi. Gli insegnanti devono mettersi a parlare con gli alunni e devono cercare di fare un piccolo sforzo: rendere la scuola il meno noiosa possibile. È facile lavorare con chi ha una passione. Il pregio della scuola deve essere quello di tenere con sé chi la passione l’ha persa o non forse non l’ha mai avuta.

La scuola deve imparare ad adattarsi alle situazioni e non solo sulla carta stendendo piani di lavoro personalizzati che poi a fatica e malamente verranno rispettati.
La scuola deve fare innamorare di lei i ragazzi.

Forse è un’utopia la mia, ma credo che se i ruoli insegnante e alunno interagissero meglio la scuola non sarebbe un posto da cui evadere e i parchi, i bar, i centri commerciali andrebbero a riempire le ore pomeridiane. Comprendo che a volte i ragazzi siano insopportabili. Credo che per chiunque tenere una lezione a degli alunni intenti a girare Instagram Stories, a truccarsi, a rollarsi sigarette, persi in conversazioni su Whatsapp sia frustrante. Credo che a ogni insegnante lavorare in una situazione simile risulterebbe impossibile e comprendo che per molti questa sia la dura realtà. Per questo credo che le famiglie dovrebbero riconoscere i loro figli e la realtà che la loro crescita non stia procedendo nella giusta direzione. Spesso né le famiglie né la scuola possono molto. Cercate aiuto in altri luoghi, consultate uno psicologo, andate a sciogliere i nodi che si sono formati.

Se vostro figlio non sta funzionando a casa non potrà neppure funzionare a scuola.

È ovvio che a fronte di quanto ci siamo detti oggi una “bruciata” non costituisce un problema. Anzi, se le cose rimangono entro i limiti dell’accettabile e la situazione non sfugge di mano, è una delle sensazioni di libertà più forti che un ragazzo possa provare.

Bruciare, quale soluzione?

È anche una delle poche frivolezze che ci si concede prima dell’arrivo nel mondo del lavoro. Quante volte noi adulti pensiamo: «Oggi farei qualsiasi cosa pur di non andare al lavoro!» Sarà sicuramente una questione che ci troveremo a gestire sia come genitori che come insegnanti. Cerchiamo di tenere bilanciata la “bruciatura” e se le fiamme si fanno alte e troppo pericolose non tardiamo a intervenire!

Cri cri.
@cri_ppi

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