Come gestire i professori più difficili | Giustacchini

Come gestire i professori più difficili

Maggio è il mese delle contraddizioni. Un calendario troppo fitto di impegni, propositi, sfide che mettono tutti – professori e alunni – a dura prova. L’ultimo tratto di corsa, quello più duro, quello in cui si fa sentire la stanchezza, quello in cui, nonostante tutto, si deve rimanere lucidi, fermi, positivi.
Maggio è il mese che più di tutti distrae e quello che, paradossalmente necessita di più attenzione. Sì perché è davvero facile che a Maggio le situazioni possano sfuggirci di mano, che le relazioni possano incresparsi, che gli equilibri possano rompersi. Maggio è il mese in cui si saldano i conti, in cui si recupera, in cui non si deve rovinare il castello costruito in tutto l’anno scolastico.

Come gestire i professori più difficili

Maggio è il mese dello stratega dell’empatia. Sì perché se per empatia consideriamo la capacità di comprendere e capire l’individuo che ci troviamo davanti, in Maggio dobbiamo tutti diventare degli esperti nella gestione di questa forma d’arte cerebrale.

In questo nuovo appuntamento dovrei consigliarvi su come gestire i professori più difficili, quelli meno empatici e volgarmente più “odiati”. Lo spunto mi è stato offerto da un lavoro che è stato affrontato nella mia scuola. In questi giorni abbiamo concluso un progetto che girava attorno alla tematica del bullismo e della legge n°71/2017. Tra le varie riflessioni proposte una frase mi ha colpita particolarmente:

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.”

La paternità di queste parole non è certa, alcuni le attribuiscono a Platone, ma non è importante conoscere chi le ha scritte ma farne una massima che possa guidarci e illuminarci nei momenti no. Sono un po’ come un farmaco salvavita che dobbiamo tenere con noi e ingerire all’occorrenza.
In questo modo ho cercato di riflettere con i miei ragazzi uscendo dal contenitore bullismo e ampliando il campo d’indagine alla vita. È ribaltando il punto di vista al positivo che si può davvero provare a essere i “Campioni dell’empatia”. Del resto è vero e quello dei professori difficili non è un problema solo dei ragazzi. È una questione collettiva che unisce professori, alunni e famiglie. Nella scuola infatti esistono figure educative non facili per una varia e infinita possibilità di motivi.

Esistono insegnanti che anagraficamente e socialmente sono così lontani dai loro discenti che faticano quotidianamente a prendere in considerazione i loro punti di vista, i loro bisogni, i loro limiti e le loro contraddittorietà. È per questo che i ragazzi devono trovare nel corpo scuola una figura di riferimento che possa mediare il loro punto di vista, raccontandolo, spiegandolo, illustrandolo affinché possa agli occhi del tale insegnante risultare meno negativo l’alunno difficile da gestire.
Mi capita spesso di trovarmi nel mezzo di queste battaglie e le parti in gioco si riducono a due punti di vista. Quello dell’insegnante che accusa l’alunno perché manca di interesse, attenzione, affezione e spesso pare essere supportato da una famiglia incapace di dare regole. Quello dell’alunno incriminato che si sente un capro espiatorio e che scoraggiato cade nel subdolo gioco della provocazione.

Spesso il ragazzo viene da me semplificando la questione: «Tutti i miei insegnanti mi odiano, tranne leiLa differenza sta nel fatto che con questo alunno ci ho messo l’anima, ci ho lavorato, ho incassato gli attacchi, non sono scesa ai compromessi dell’inutile gioco delle parti e mi sono presa la libertà di essere sincera. E torniamo ancora all’empatia e alla grande e rischiosa responsabilità che l’accompagna. Non è facile dopo una serie di atteggiamenti negativi perpetuati da un ragazzo trovare i dieci minuti buoni per portarlo nell’atrio e dirgli:

«Nonostante tutto io sono qui perché tu per me sei importante. Questa situazione ci fa del male e credo sia necessario che entrambi facciamo un passo indietro perché il motivo per cui ci troviamo qui è quello di costruire qualcosa insieme. Per farlo dobbiamo collaborare positivamente. Pensaci, io sono pronta a ricominciare.»

Forse la scuola ha davvero bisogno di umanità, di emozioni, di sentimenti che vadano oltre le nozioni che sistemiamo con cura ogni giorno sugli scaffali dei loro cervelli. Ogni nuova conoscenza che doniamo risulterà inutile se non diamo loro gli strumenti necessari per imparare a gestire le relazioni in positivo, relazioni con cui si scontreranno ogni giorno nella vita.

Come gestire i professori più difficili

I ragazzi se trovano un ambiente favorevole in cui stare bene funzionano, ascoltano, studiano, imparano. I ragazzi non sono esseri alieni al Pianeta Terra, semplicemente hanno ancora la libertà si scegliere di non fare. Io stessa come insegnante mi trovo a dover gestire colleghi non facili, persone chiuse, arenate nei lori principi assoluti, cieche e sorde. Per stare a galla ho imparato a guardare le situazioni da diverse angolazioni. Forse davvero i loro modi difficili sono frutto di una battaglia di cui io non so nulla, forse non sbagliano totalmente ma con pazienza i nostri sistemi possono interagire e comunicare, forse non sono così importanti da farmi perdere la passione e l’amore per ciò che faccio. Del resto non vado a scuola per i miei colleghi ma per i ragazzi e loro non meritano di avere insegnanti che hanno perso la speranza.

Lo stesso dovrebbero fare i ragazzi, affrontare i professori difficili con intelligenza, cercando di aggirare le difficoltà di relazione per perseguire il fine della conoscenza e della crescita personale. Non è cancellando dalla vita una materia che si risolve il problema.
Esistono anche insegnanti che non amano il loro lavoro ma che lo scelgono per bisogno o per comodità. Generalmente incontrano l’assenso dei ragazzi perché sono insegnanti simpatici, pronti alla battuta, non troppo esigenti. Sono anche insegnanti che all’occorrenza non sono mai disponibili, che voltano le spalle ai ragazzi e non li supportano nella gestire e nel superare le difficoltà.
Solitamente i ragazzi smascherano queste figure perché percepiscono che non potranno mai fare affidamento sul loro aiuto e sul loro supporto. Anche questi sono insegnanti non facili da gestire e altamente pericolosi. Spesso mi capita che i ragazzi mi raccontino situazioni in cui l’insegnante non sia intervenuto. Cerco sempre di dare un parere neutro e adduco scuse:

«Ma cosa dici? Magari non ha visto, non ha sentito. Semplicemente era preso nel fare altro. Parlagli, spiegagli quello che mi stai dicendo, raccontagli il tuo problema. Vedrai che le cose si sistemeranno»

È disarmante sentirsi rispondere:

«Prof. il problema è che non gliene frega niente»

e avere la certezza che le cose stiano veramente così.

Se mi fermo a pensare alla mia scuola ipotetica la immagino formata da persone coscienti che l’opportunità data loro sia unica, importante, fondamentale. Nella scuola che vorrei gli insegnanti dovrebbero essere orgogliosi del loro lavoro, non perché hanno i pomeriggi liberi, ma perché potrebbero investire queste ore dopo la scuola per i loro ragazzi. Nella scuola che vorrei non ci dovrebbero essere problemi di odio perché le incomprensioni andrebbero risolte subito.

Come gestire i professori più difficili

Ciascuno di noi deve essere avere chiari gli effetti che potrebbe produrre con il proprio operato e valutarne i rischi. Ciascuno di noi dovrebbe ripensare ogni giorno alle ore trascorse a scuola e chiedersi umilmente:

«Avrò sbagliato qualcosa?»

Ciascuno di noi dovrebbe essere un esempio e il coach che tutti vorrebbero avere per vincere la sfida dell’imparare, del crescere, del diventare adulti responsabili. Ai ragazzi chiedo questo sforzo, abbiate pazienza se a scuola non sempre trovate degli insegnanti che amano il loro lavoro e che investono il loro tempo per voi. Siate comprensivi e pensate che forse, davvero, stanno combattendo una battaglia di cui non sapete nulla.

Cri cri.
@cri_ppi

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