Gli insegnanti e le gite scolastiche | Giustacchini

Gli insegnanti e le gite scolastiche

Con l’arrivo della primavera, a scuola si fa sempre più reale e concreto il momento – agognato più dagli studenti che dagli insegnanti – della GITA scolastica. Di viaggi d’istruzione, questo il termine tecnico, si inizia a parlare già nel Consiglio di Classe di Settembre. Sì perché dietro questo viaggio c’è un lungo e non semplice iter organizzativo.

Le insegnanti e le gite scolastiche

Infatti le “gite” oltre che essere proposte nel Consiglio di Classe devono poi ottenere l’approvazione del Collegio Docenti e del Consiglio d’Istituto. Raggiunto questo primo traguardo, ai docenti spetta la pianificazione del viaggio: trasporto, strutture ricettive, musei, guide, locali in cui mangiare, accompagnatori. Ecco perché spesso il Viaggio d’Istruzione non è il momento preferito dell’intero anno scolastico per i professori. Spesso viene vissuto come un ulteriore carico di lavoro e una grande responsabilità che a fatica si decide volontariamente di assumere. Anche perché la normativa vuole un accompagnatore ogni quindici alunni, quindi almeno due insegnanti per classe, e l’individuazione di un docente riserva.

Trovare dei volontari accompagnatori non è sempre facile, anche perché i docenti non sono obbligati a partecipare a questo tipo di attività. Inoltre, oltre a dover stare fuori casa per almeno tutta la giornata (se non è previsto il pernottamento) i docenti sanno già in partenza che verranno retribuiti solo per le ore in cui sono in servizio nella giornata destinata alla “gita”, che sono di gran lunga inferiori all’effettivo tempo dedicato a questa attività. In breve il Viaggio d’Istruzione può trasformarsi spesso in un problema!

Personalmente ho sempre aderito come accompagnatore alle “Gite” ma il mio pensiero a riguardo, crescendo, è cambiato in modo significativo.

Se nei primi anni della mia carriera accettavo istintivamente di prendervi parte, anche a quelle con pernottamento, oggi sono diventata più cauta, oculata e selettiva. Per me il momento del Viaggio d’Istruzione è altamente bipolare. Mi spiego: prima della partenza vorrei potesse succedere qualsiasi cosa pur di non salire sul pullman. L’idea di contare, controllare, gestire, seguire, guidare, ascoltare, tollerare, correggere, sopportare per almeno quindici ore mediamente cento ragazzini mi disturba. Subito dopo la partenza, in prossimità della sosta in Autogrill, dopo un caffè americano e una brioche al cioccolato, la mia percezione cambia, mi rilasso e solitamente mi diverto come una pazza.

Le insegnanti e le gite scolastiche

La “Gita” è un momento di scuola non scuola, in cui la distanza alunno-insegnate viene meno.

È il momento in cui si osservano i ragazzi da un altro punto di vista, si scoprono le persone che stanno dietro le personalità, ci si confronta.

In quelle ore infinite si ha la possibilità di conoscere passioni, nuova musica, mode, tendenze. È chiaro che questo avviene con un’enorme fatica. Un insegnate in un viaggio ripeterà fino allo sfinimento queste frasi: «Le cinture», «Non buttare carte e simili per terra», «Linguaggio», «Marciapiede», «Auto», «No», «State attenti ancora per cinque minuti»! Ovviamente con un tono di voce sostenuto al punto che verso le 17.00 sarà praticamente afono!
Il limite sta nella diversa percezione da parte di insegnante/adulto e alunno/adolescente di questo momento fuori dalla classe. Per i primi, ovviamente, oltre che a favorire la socializzazione, la “gita” si accompagna anche a una parte educativo-istruttiva che non deve venire meno o non essere rispettata; per i secondi, spesso, è il momento che si aspetta per un intero anno scolastico in cui stare insieme e basta! Credo che gli ingredienti che possano rende vincente un Viaggio d’Istruzione siano la fortuna, la collaborazione tra docenti e alunni, una buona preparazione della classe su quello che sarà l’aspetto formativo del viaggio e la voglia positiva di stare insieme e vivere una giornata scolastica diversa dalle altre.

Le insegnanti e le gite scolastiche

A fronte di ciò, se devo fare un bilancio sulla base della mia esperienza, solo una “Gita” per me è stata un insuccesso e la causa per cui, da quel momento, ho deciso che non avrei mai più preso parte a Viaggi d’Istruzione con pernottamento, salvo valide eccezioni. Purtroppo nel nostro lavoro non è sempre facile creare un clima empatico, di rispetto e collaborazione con la classe. Quell’anno a me è andata esattamente così, di conseguenza il mio insuccesso si è concretizzato in una classe totalmente disinteressata alle attività proposte e indisponente. Questo fallimento non mi ha demoralizzata, continuo a partecipare ai Viaggi d’Istruzione e ne conservo piacevoli ricordi. Quest’anno parteciperò a due Viaggi, oltre che alle uscite sul territorio cioè quelle che si svolgono all’interno delle cinque ore scolastiche. Ogni volta, bipolarismo a parte, è presente la paura che possa succedere qualcosa, mi ripeto sempre:

«Cri stai attenta, se ne perdi solo uno poi che succede?»

Non è facile: pensate alla vostra famiglia e immaginatela più grande, siete in 27, siete in una città e la responsabilità è tutta sulle vostre spalle!
Di contro è vero, bisogna fidarsi dei ragazzi e renderli consapevoli anche del fatto che ogni loro azione ha una conseguenza che potrebbe diventare irrimediabilmente pericolosa per qualcuno.
In novembre siamo stati a Venezia. Realmente non conoscevo la classe che accompagnavo, li avevo presi a Settembre e li vedo solo per due ore a settimana, praticamente un nulla.

Di notte, la settimana prima della “Gita”, continuavo a sognare alunni che cadevano nei canali e io ero lì e non potevo fare nulla perché i miei piedi non si staccavano dal lastricato.

È stata una “Gita” stupenda, ho finalmente imparato i loro nomi e li ho conosciuti più di quanto avrei potuto fare con le mie due ore settimanali per un intero anno scolastico. Spesso quando incontro i miei ex alunni la conversazione cade lì: «Prof, si ricorda quella vota in “gita”?» e il pensiero è sempre piacevole!

Le insegnanti e le gite scolastiche

Diciamo che dietro il Viaggio d’Istruzione ci sono dei rischi e dei pericoli in cui si potrebbe disgraziatamente incorrere ma è elettrizzante, una volta rincasati, ripetersi:

«Anche questa volta è stata un’esperienza indimenticabile»!

Cri cri.
@cri_ppi

1 Commento

  1. menu ha detto:

    Parlare bene del passato può sembrare autocelebrazione se di quel passato si fa parte. Almeno per le vecchie guide di itinerari scialpinistici non penso sia così, visto che non ne ho scritte. Sta di fatto che anch’io, quando devo scegliere una gita, non posso fare a meno di consultare i vecchi libri di itinerari scelti concepiti  sullo schema dei Traynard, dei Pause e, per quanto riguarda l’Italia, degli Aruga-Poma, dei Gnudi-Malnati, dei Gionco-Malusardi. In queste guide tutto quanto è necessario sapere per una gita è scritto su di un’unica pagina, con a fianco una foto il più possibile rappresentativa dell’itinerario. Purtroppo tale formula è venuta meno in molte guide di itinerari scelti dell’ultima generazione, spesso scritte male e seguendo schemi grafici  che sbrodolano un itinerario su più pagine infarcite di simboli che esigono un prontuario per essere decifrati, con descrizioni complicate e spesso inutili. Inoltre, nella maggior parte dei casi, si tratta degli stessi itinerari degli “arugapoma” o di varianti meno interessanti. Un ringraziamento a Carlo Crovella per averci ricordato la bellezza dell’essenzialità. custom writing service

Lascia un commento

Non perderti nessuna novità!

* Acconsento al trattamento dei miei dati personali per scopi promozionali, commerciali, marketing e proposte di vendita diretta, come illustrato nell'informativa sulla privacy