Il metodo di studio | Giustacchini

Il metodo di studio

In queste righe cercheremo di affrontare una delle questioni, a mio avviso, più controverse del mondo scuola: il famigerato metodo di studio.

È un problema che tocca tutte le parti in atto: insegnanti, alunni e genitori. Ora vi spiego perché.

  • Insegnanti in quanto siamo noi che spesso di fronte agli insuccessi attribuiamo la responsabilità alla mancanza di metodo senza però cercare di trovare delle soluzioni che possano sopperire o almeno arginare questo deficit.
  • Alunni perché si trovano accusati di un qualcosa che non sanno bene come risolvere, perché non ne hanno i mezzi, ovvero non capiscono come gestire questo limite e demoralizzati buttano i libri, sviluppano avversione nei confronti della materia, continuano a sprofondare nella perdita dell’autostima.
  • Genitori perché nel momento di confronto con l’insegnante o interpretano il problema metodo come la traduzione carina di: “Mio figlio non ha voglia di studiare” o dopo reiterati colloqui di questo tipo accusano l’insegnate di non essere in grado di svolgere il proprio lavoro, in altre parole di insegnare.

Come trovare una soluzione? Una risposta universale non credo esista. Non ho mai trovato il manuale Metodo di Studio che ti possa salvare la vita. Ogni caso, ogni persona deve cercare di trovare la propria soluzione. Esistono però una serie di suggerimenti che possono aiutare.

Come organizzare lo studio

Per prima cosa organizzare il tempo.
Non è la quantità ma la qualità delle ore che si dedicano allo studio che fanno la differenza. A questo scopo serve pianificare, in base al carico di verifiche o interrogazioni un programma personale nel quale dedicare, per ogni singola prova, il monte ore stimato e necessario. Questo arco di tempo può essere ripartito in: lettura e scelta dei concetti fondamentali, schematizzazione, rielaborazione orale. Ovviamente non ci si può ridurre al pomeriggio prima e pretendere di riuscire nell’impresa.

Non è una corsa contro il tempo ma la preparazione di una gara oculata il cui obiettivo è vincere.

Nella mia esperienza da insegnante tendo a programmare con un discreto anticipo interrogazioni e prove di verifica accordandomi con i ragazzi. Le ore scolastiche, a mio avviso, sono il primo momento di studio attivo che avvantaggia gli alunni. Durante la lezione frontale, infatti, se i ragazzi partecipano attentamente hanno la possibilità di fissare i primi concetti e risolvere i primi dubbi. Lo ripeto sempre: «Le domande a me!», solo attraverso questo tipo di collaborazione lo studio domestico diventa un investimento proficuo. Durante la lezione i ragazzi devono anche prendere appunti che sono un ulteriore aiuto nell’attività che svolgeranno in autonomia. Ma come fare? Devono sviluppare l’abilità di fissare parole chiave, eventuali approfondimenti e sottolineare gli elementi fondamentali del discorso.

scrivania ordinata

Sulla carta sembra facile, nella concretezza della vita reale, fidatevi, non lo è. Anche questo è un percorso che si deve costruire negli anni, dalla scuola primaria. La scuola secondaria di primo grado gioca un ruolo importantissimo nella concretizzazione del metodo di studio. Lì i professori devono impiegare il loro tempo per aiutare gli alunni. Questo può avvenire attraverso lavori di squadra, piccoli gruppi studio calibrati o semplicemente costruendo insieme, alunni e insegnante, degli schemi che verranno usati per supportare lo studio. Una volta arrivato alla scuola secondaria di secondo grado un ragazzo dovrebbe essere in grado di gestire tempo, materiale e carico di lavoro.

Se ripenso alla mia esperienza da studentessa i mezzi che mi hanno aiutata e hanno eretto i pilastri del mio metodo sono:

colori diversi con cui fissate i passaggi, uso di elenchi, schematizzazioni sintetiche che mi guidavano nella rielaborazione orale, collegamenti, ripetere a voce alta per ascoltare il filo del discorso, isolamento in un angolo della casa personalizzato.

Ai genitori, invece, posso consigliare per prima cosa di non scoraggiarsi mai. È un ambito questo in cui potete confrontarvi con i ragazzi, potete dare consigli e aiutarli. Già dai primi anni di scuola ricordate però che è importante che i ragazzi sviluppino ogni giorno l’autonomia necessaria nell’affrontare la scuola. Seguiteli, correggeteli, supportateli ma non fate mai per loro. Lasciate che sbaglino e poi intervenite correggendo. Pensate alla vostra esperienza, pensate alla prima volta che avete cucinato una torta, stirato una camicia, cambiato una gomma dell’auto. C’era qualcuno dietro che vi spiegava come fare ma siete stati voi che ci avete messo le mani e con l’esperienza siete migliorati. È difficile mettersi da parte, anche io come insegnante fatico molto.

Quando li vedo in difficoltà devo trattenere la tentazione di intervenire e imboccare la risposta, ma è il lavoro sull’errore che li renderà migliori nelle prove future.

Genitori, cercate poi se non riuscite a sciogliere la situazione di confrontavi in modo positivo con gli insegnati, con altri genitori, con ragazzi più grandi dei vostri. Chiedete un consiglio. Provate a organizzare pomeriggi di studio cooperativo, spesso con i pari e per emulazione i nodi si sciolgono con più facilità. Infine non chiedete ai ragazzi: «Cosa hai fatto oggi a scuola?» non vi risponderanno mai. Raccontate la vostra giornata, il vostro lavoro, le vostre difficoltà. Con il tempo, i vostri figli, sentiranno la necessità di condividere con voi la loro giornata.

Fatemi sapere se funziona!

Ps. Se vi va, potete scaricare la mia piccola guida per organizzare lo studio da appendere in casa. Averla sott’occhio sempre può essere d’aiuto a tutti!

Cri cri.
@cri_ppi

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