Le materie odiate | Giustacchini

Le materie odiate

Mi trovo oggi a parlare di materie odiate.
Un argomento che spaventa il docente lungimirante e personalmente mi terrorizza.

Sì perché i ragazzi spesso non conoscono mezze misure, vedono il mondo a tinte nette, dividono gli aspetti della loro vita in sì e no.

Lo stesso avviene anche nella scuola e può capitare che la materia odiata sia semplicemente la conseguenza di una serie di relazioni che con il tempo si sono incrinate, di rapporti non costruiti, di insuccessi reiterati, di frustrazioni. I ragazzi non hanno ancora sviluppato la capacità di andare oltre, di costruire dei compromessi necessari per sopravvivere e affrontare ogni tipo di difficoltà. I ragazzi tendono a ridurre ai minimi termini, semplificano. Questi processi si riassumono in:

Non ci riesco, non mi piace.
Mi risulta antipatico, lo odio

Nei ragazzi l’odio è difficile da sradicare, è una sensazione molto complessa da gestire e spesso l’odio ha un’alleata micidiale: l’indifferenza. Insieme formano un’arma letale e un nemico che la scuola non dovrebbe sottovalutare.

Ma qual è il processo che porta alla nascita di una materia odiata?

Posso cercare di trovare una risposta guardando alla mia esperienza. Devo tornare indietro nel tempo e negli anni, devo ricordare quando io ero seduta nei banchi di scuola. Per prima cosa una percentuale significativa la giocava l’antipatia. O meglio la mancanza di carisma e passione nell’insegnante. Il tono della voce piatto, un maglione stinto, la perdita di passione e trasporto, l’autorità che aveva preso il posto dell’autorevolezza. Con questo non voglio muovere critiche sibilline ai docenti, semplicemente può succedere che la stanchezza, le delusioni o la mancanza di considerazione portino a compiere scivoloni con conseguenze letali per l’insegnante, gli alunni e la scuola.

Il nostro obiettivo è quello di focalizzarci sui ragazzi.

Quali sono per loro le conseguenze?

Il rifiuto, quindi il rimandare, il non rispettare le scadenze, il produrre lavori approssimativi, il nascondersi dietro al muro trasparente del “Non ho capito”. Trasparente perché non è universale e costante. Un anno sono le lingue straniere, un altro il latino, poi tocca alle materie scientifiche, quindi alla storia dell’arte.

le sfide a scuola, come affrontare le materie no

Come si può gestire questa altalena instabile?

Mettendo tutto sul piano della sfida. Mi spiego meglio, ma per farlo ho bisogno però di raccontarvi un mio vissuto, ilare forse. Quindi concedetemi questa breve digressione. Una volta avevo paura dei ponti, solo la parola mi bloccava e mi faceva sentire la terra che si sgretolava sotto ai piedi. Ovvio che fisicamente usavo i ponti, in auto, soprattutto. Mai a piedi. Sì perché se occupata nella guida discriminavo il fattore altezza, il rischio di precipitare e l’improbabile possibilità che si spaccassero in due. Viaggiando però ho dovuto sfidare questa assurda fobia. Ero nella città di Porto e mi è toccato il livello superiore del Dom Luìs. Mi sono fatta coraggio, ho stretto i pugni e ho iniziato a urlare dentro di me una frase che mi aiutava quando ero a scuola:

« Ce la farò, ci riuscirò.
Sono un Ninja! »

Da quel momento mi sono sentita colma di coraggio, l’antipatia è passata e al suo posto è nato un nuovo interesse per l’architettura, la storia e le leggende che stanno dietro ai ponti. Non vi dico la sensazione di onnipotenza che ho provato quando ho potuto camminare il Golden Gate di San Francisco avvolto nella nebbia.

golden gate san francisco

Questo è il mio consiglio. Non ci deve piacere tutto nella vita. Esistono aspetti a noi affini, che ci accompagnano nella nostra crescita e ci arricchiscono. Altri invece sono un po’ una spina nel fianco, la medicina cattiva da mandare giù. Non aspettiamo, affrontiamoli.

Il consiglio per i ragazzi potrebbe essere quello di non rimandare. Dovrebbero occuparsi prima delle materie difficili, ostili, antipatiche. Per poi concentrarsi su quelle in cui l’apprendimento risulta essere “un gioco da ragazzi”. Non esistono materie di serie A o di serie B, tutte sono fondamentali per la crescita e tutte, di diritto, hanno la necessità di ricevere la medesima attenzione. Lo scoglio è sempre il medesimo.

Come fare a farlo capire ai nostri figli o ai nostri alunni?

Sarò fortunata ma non mi sono mai trovata nella parte di chi dovesse convincere un alunno a credere che quello che insegnavo fosse bello, utile, interessante. Persino la Geografia, materia che io insegno e per certi aspetti non amo. Materia che mi chiede un grande sforzo personale nel ricercare strategie che possano calamitare l’attenzione, la partecipazione e il trasporto da parte dei ragazzi. I miei alunni allo scadere dell’ora spesso affermano: «No! È già finita l’ora di Geo!».

Di contro però ho affrontato ancora l’argomento “Materie No” con i ragazzi, demolendo le loro accuse e il castello di obiezioni su cui posava la loro tesi, ovvero “Questa materia non serve a niente”. Semplicemente mi sono seduta accanto a loro, ho aperto il libro, acceso il computer e ho cercato di aiutare a districare la matassa in cui le loro idee confuse si errano annodate. Ho messo in evidenza i punti di forza, ho cercato di trovare strategie che li aiutassero ad affrontare lo studio, li ho ascoltati. Non è facile, ci vuole tempo, pazienza e coraggio. Soprattutto fiducia, bisogna far sentire ai ragazzi che crediamo in loro e che ogni piccolo passo verso il successo scolastico, anche se minimo, ci rende felici.

il successo a scuola

Ci” è riferito a noi insegnanti, genitori e soprattutto alunni. Io quando arrivavo a prendere un cinque in biologia mi sentivo un genio! Se mi avessero demolita nonostante tutti gli sforzi che mettevo in campo per arrivare a quel minimo traguardo non penso che le cose nella mia vita sarebbero andate così.

Non vi sto dicendo di accontentarvi, pretendete da loro il massimo ma ricordate che il massimo è sempre relativo al momento, alla predisposizione e alle capacità di ciascuno di noi.

 

Cri cri.
@cri_ppi

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