Storie di design quotidiano - La cucitrice a punti metallici | Giustacchini

Storie di design quotidiano – La cucitrice a punti metallici

Non so voi, ma io ho una vera e propria passione – oserei quasi chiamarla ossessione – nei confronti dell’intero mondo della cancelleria: penne, gomme, matite colorate… Già da piccolina passavo tantissimo tempo nella mia cartoleria di fiducia a fare scorta di qualunque cosa. Sulla mia vecchia scrivania di casa ho ancora la maggior parte degli oggetti collezionati nel tempo, quasi sempre rimasti intonsi o inutilizzati. Ditemi che non sono l’unica che vaga perduta nelle lande desolate di questo amore platonico…

Ho sempre trovato questo mondo affascinante ed estremamente interessante: la forma particolare, il design, il profumo e i meccanismi misteriosi che si nascondo dietro a gesti per noi ormai banali.

Ogni oggetto ha la sua storia particolare e unica. Quest’anno inauguriamo quindi una rubrica nuova di zecca, all’interno della quale condividerò con voi origini e curiosità dei prodotti di cancelleria con cui conviviamo quotidianamente. Se avete già fatto vostro il bellissimo Calendario Giustacchini 2018 avete avuto un piccolo assaggio, e saprete di cosa parlerò in questa prima puntata: la storia della cucitrice a punti metallici.

Prima di procedere, vi annuncio che alla fine dell’articolo troverete anche il bellissimo screen saver del mese scaricabile gratuitamente, da utilizzare sugli schermi dei vostri computer!
Detto questo, buona lettura!

L’anno scorso ho letto un meraviglioso libro sulla genialità che sta dietro all’invenzione degli oggetti che occupano le nostre scrivanie e migliorano il nostro lavoro. C’era un passaggio interessante, oserei dire quasi romantico, tratto anch’esso da un altro racconto, che parlava dell’esperienza d’uso di una classica cucitrice. La suddivide in tre momenti (cercherò di riportarvele nel modo migliore, ma tenete conto che la versione inglese originale è decisamente più suggestiva!)

01: la mano avvolge il corpo metallico, non appena le dita iniziano a chiudersi sulla pinzatrice, si sente la resistenza della molla nascosta nel meccanismo che mantiene bilanciato il braccio.

02: i dentini delle puntine metalliche si avvicinano fameliche ai fogli, iniziano a fare pressione sulla carta, fino ad attraversarla completamente, producendo un suono lievissimo, quasi sordo.

03: e poi il rumore, quasi come un cubetto di ghiaccio che si rompe, del metallo che piega i due piccoli denti della puntina, curvandosi in un abbraccio intorno alla carta, staccandosi poi definitivamente dalla cucitrice.

Provate a chiudere gli occhi e a pensare a questi piccoli tre gesti. O ancora meglio: provate a pinzare qualche foglio, lentamente, per assaporarne tutte le fasi. Suggestivo vero?

Poi ci sono quei momenti in cui questo misterioso oggetto ci fa sentire quasi tristi. Pensate a quando la cucitrice improvvisamente pinza a vuoto perché i punti sono esauriti: per un attimo ci sentiamo traditi da questo aggeggio che sembra debba funzionare sempre e comunque. O come quando si rompe la punta della matita, quando la nostra penna preferita esaurisce l’inchiostro… Tutte cose facilmente sostituibili e rimediabili, che rendono la vita di questi oggetti praticamente infinita, ma che inizialmente ci lascia un po’ persi. Questo dimostra quanto siamo attaccati a questi oggetti, di cui non comprendiamo mai fino in fondo il meccanismo.

Non ci credete? Una ricerca condotta da Rexel nel 2011 recita:

“Durante la recente recessione molte pinzatrici sono state portate a casa dallo staff in esubero perché sostenevano che fossero diventate parte di loro, di loro legittima proprietà.”

Passiamo ora ad un aneddoto – che trovo super divertente – risalente al 1999, quando Mike Judge, il regista del film Office Space, richiese al suo product designer di procurargli una pinzatrice di un rosso brillante che risaltasse sul grigiume dell’ufficio in scena. Anche se il design e la struttura erano ormai uno standard da anni, al tempo non esistevano ancora cucitrici di colori accesi, quindi il povero designer si dovette arrangiare: chiamò l’azienda Swingline e gli chiese se potevano colorarne una di un bel rosso ciliegia. Fortunatamente accettarono.

Poco tempo dopo l’uscita del film, la cucitrice divenne così “famosa” tanto che i fan si facevano autografare la loro personale, senza prima però averla colorata di rosso a mano. Questo fino a quando le persone iniziarono a richiedere l’originale direttamente all’azienda che, nel 2002 inizia ufficialmente la produzione della 747 Rio, Swingline e diventa presto il best seller in assoluto dell’azienda. Ma non solo: le persone si dimostrarono così affezionate a questo oggetto, tanto che l’azienda lanciò una campagna sul loro sito – “Share your love” – all’interno del quale invitarono i consumatori ad inviar loro delle fotografie che ritraessero loro e la loro cucitrice in situazioni inusuali. Geniale, non trovate?

Questo curioso episodio fu cruciale per la crescita e l’evoluzione delle moderne cucitrici. Cambiano i materiali, la tipologia di punti utilizzati, la dimensione, i formati, si sperimentano nuovi meccanismi e il design si evolve. Ma soprattutto, per la prima volta, i progettisti devono stare attenti ad unire la tecnologia all’estetica e al gusto del consumatore finale.

Facciamo ora qualche passo indietro nei secoli.
La leggenda narra che la prima cucitrice mai realizzata era costituita d’oro e decorata con pietre preziose. E dove poteva essere stato ideato un oggetto simile se non alla corte del re di Francia Luigi XV? Tutto questo sfarzo era ovviamente possibile perché erano davvero poche le persone che avevano “necessità” di un oggetto simile – e, diciamocelo, potevano permetterselo!

È solo nel 1800 che il suo utilizzo si diffonde nella popolazione, tanto da richiederne una produzione massiccia. Dimenticatevi la cucitrice che avete sulla scrivania: le prime che vennero commercializzate con discreto successo alla fine del 1800 pesavano più di un chilo e, soprattutto, montavano un punto alla volta.

Bisogna aspettare la seconda metà del XX secolo per vedere le prime cucitrici moderne. Per essere precisi, dobbiamo aspettare il 1948 per vedere LA cucitrice per eccellenza: la bellissima Zenith 548. Ancora oggi, dopo più di cinquantanni, è il modello più venduto al mondo.

Fu progettata da Aldo Balma, fondatore nel 1924, insieme al socio Andrea Capoduri, dell’azienda metalmeccanica Balma, Capoduri & C di Voghera. Furono i primi in Italia ad occupasi di piccoli oggetti di cancelleria per il lavoro in ufficio. Furono sempre loro a portare sul mercato l’intramontabile Coccoina nel 1927 e la levapunti Zenith 580 nel 1958.

Questi semplici ma sofisticati strumenti di uso comune diventeranno presto parte del corredo essenziale di ogni ufficio moderno. La loro praticità e affidabilità hanno assicurato che resistessero nel tempo, sopravvivendo a mutamenti tecnologici e stilistici. In particolare, l’iconica cucitrice a punti metallici Zenith 548, viene considerata considerata ancora oggi una delle più belle e funzionali cucitrici sul mercato internazionale.

Qui sotto un breve video per vedere da vicino come vengono realizzate:

 

Interamente metallica e prodotta perlopiù in versione bicolore, con un profilo che ricorda una balena (non ditemi che non lo avevate mai notato!), la 548 è costituita da un involucro esterno orato per l’alloggio dei perni attorno ai quali ruotano le parti mobili dell’apparecchio, e da ventidue elementi interni progettati con l’obiettivo di semplificarne la costruzione e rendere estremamente funzionale il meccanismo d’uso: dalle parti destinate a contenere il “treno” dei punti metallici all’asta con molla che li mantiene aderenti alla parte anteriore della cucitrice, dalla “ghigliottina” che imprime al punto metallico, in due fasi differenti, la forza necessaria a perforare i fogli e a piegarsi ai componenti necessari per il ritorno della leva alla posizione di partenza.

Brevettata in Italia nel 1948, la cucitrice riceve nel 1954 una segnalazione d’onore nella prima edizione del Compasso d’oro. Ancora oggi, l’azienda continua a realizzare i suoi prodotti e i suoi macchinari interamente all’interno della fabbrica di Voghera.

Viva il made in Italy! 

Allora, vi è piaciuto l’articolo? Conoscevate la storia della cucitrice più famosa al mondo? Ho dimenticato qualcosa?

Fatemi sapere cosa ne pensate! Vi aspetto al prossimo appuntamento, nel frattempo ecco a voi il link dove scaricare lo screen saver del mese.

2 Commenti

  1. Stefania ha detto:

    Complimenti per l’articolo! Hai citato un libro sulla genialità che sta dietro gli oggetti d’ufficio. Puoi svelarci il titolo?

    1. Giustacchini Staff ha detto:

      Ciao Stefania! Sono contenta che l’articolo ti sia piaciuto!
      Il titolo del libro di cui parlo è “The Perfection of the Paper Clip: Curious Tales of Invention, Accidental Genius, and Stationery Obsession” di James Ward, trovi il link direttamente nel testo!
      Hai scaricato lo screen saver? Ti piace? 🙂

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