Storie di design quotidiano – Il taccuino Moleskine | Giustacchini

Storie di design quotidiano – Il taccuino Moleskine

“Non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata… ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati… Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene.”

Eccoci ancora qui con un nuovo episodio della rubrica Storia di Design Quotidiano.
Questo mese ho deciso di iniziare la storia con una bellissima citazione tratta da “Le vie dei canti” di Bruce Chatwin, uno dei più grandi scrittori e viaggiatori del ‘900. In questo libro, un po’ saggio un po’ romanzo un po’ diario di viaggio, Chatwin descriveva la sua predilizione per dei taccuini con la “copertina rigida nera, le pagine squadrate tenute insieme da una banda elastica”. Vi ricordano nulla?

Storie di design quotidiano - Il taccuino Moleskine

Chatwin era solito rifornirsi dalla sua cartolaia di fiducia in Rue de l’Ancienne Comédie a Parigi; le sue adorate moleskin (così le amava chiamare perché gli ricordavano la pelle della talpa – mole in inglese significa talpa e skin pelle) erano la casa dei suoi diari, delle sue sensazioni, bozze e tutto quello che gli passava per la testa durante i suoi viaggi.
Non era l’unico personaggio illustre dell’epoca ad amarli, anche altri grandi artisti come Vincent van Gogh, Pablo Picasso e Ernest Hemingway erano soliti usare i taccuini neri per i loro appunti.

Storie di design quotidiano - Il taccuino Moleskine

Immaginate la sua delusione quando nel 1986, in partenza per l’Australia, decide di fare una bella scorta di taccuini neri per il viaggio e la sua cartolaia lo informa che il fornitore (una piccola azienda familiare di Tours) era venuto a mancare e che i suoi eredi avevano venduta l’attività.

Le vrai moleskin n’est plus” gli disse.

E lui per la paura di rimaner senza i suoi amati taccuini comprò tutti quelli che riuscì a trovare in città.

Negli stessi anni, per le strade parigine passeggiava anche una signorina di nome Maria, libera professionista e proprietaria di uno studio di concept design e comunicazione strategica e appassionata di viaggi. Durante uno dei suoi soggiorni a Parigi si imbatté in questi taccuini neri, esattamente nella stessa cartoleria tanto cara a Chatwin e se ne innamorò: erano perfetti per scrivere appunti, fissare pensieri e ricordi di viaggio per sempre. Anche lei però dovette arrendersi quando l’ultimo produttore francese chiuse i battenti definitivamente nel 1986.

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Arriviamo agli anni Novanta, gli anni in cui inizia a prendere piede l’idea di Creative Class, i professionisti creativi che decidono di sfruttare quegli anni di fermento economico per trasformare la loro passione in lavoro. Il talento, la creatività e la conoscenza vengono per la prima volta nella storia riconosciuti e valorizzati.

Nell’estate del 1994, Maria si trovava su una barca diretta verso la Tunisia insieme a Francesco Franceschi e Fabio Rosciglione (rispettivamente imprenditore e responsabile commerciale di Modo & Modo, una piccola casa editrice di Milano).

“In barca a vela si discorreva di viaggi. Ricordi avventurosi e mitiche mete; letteratura di viaggi e Bruce Chatwin, naturalmente. All’epoca si iniziava ad avvertire la nascente onda di nomadismo contemporaneo: biglietti low-cost e sete di cultura, amore per la parola scritta e le nuove tecnologie.”

Tra una chiacchiera e l’altra, i due gentiluomini chiedono a Maria un’idea per i nuovi viaggiatori colti. E indovinate a cosa pensò immediatamente? Alle moleskin ovviamente:

“Chatwin era uno scrittore, raffinato esperto d’arte, girava il mondo per lavoro e per piacere e scriveva tutti i suoi libri su dei particolari taccuini che considerava le cose più preziose al mondo. Ho letto questa storia nel libro Le vie dei canti, e ho scoperto che il taccuino di cui parlava Chatwin, e di cui io stessa avevo degli esemplari, effettivamente non esisteva più. Immaginai quindi di riprodurre questo taccuino, proponendolo in un modo completamente diverso.”

Come ormai avrete capito, non sto parlando di una signorina o di una Maria a caso, ma della leggendaria, talentuosa e geniale Mamma Moleskine: Maria Sebregondi.

Storie di design quotidiano - Il taccuino Moleskine

Il primissimo esemplare fu venduto nel 1995 nella libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires a Milano e nel 1997 venne registrato ufficialmente il marchio, quando scoprirono che incredibilmente la parola moleskine era libera da copyright. Fortunelli!

La filosofia del brand prevedeva che i taccuini venissero distribuiti esclusivamente nelle librerie e rispettassero alti standard qualitativi: la legatura a mano dell’elastico, la grammatura della carta e il lancio senza pubblicità.

In un’intervista, Maria Sebregondi racconta così i primi giorni di Moleskine:

“Non fu facile andare in stampa con i primi 3000 notebook. Un numero infinito di dettagli richiedevano la nostra attenzione prima di riuscire a raggiungere la perfezione dell’oggetto finale: dal segna pagina al tono di grigio delle linee, dalla spaziatura delle linee stesse, lo specifico tono di avorio della carta – il peso e l’impasto di carta giusto che dovessero produrre un suono piacevole particolare – il colore, lo spessore e la tensione delle cuciture, e le caratteristiche dell’elastico che lo tiene chiuso.”

Non so voi, ma io quando ho letto questo passaggio ho iniziato a passarmi tra le mani una delle mie mille Moleskine alla ricerca di tutti questi dettagli. Come ho fatto a non notarli prima? COME?

Storie di design quotidiano - Il taccuino Moleskine

Ma torniamo alla nostra storia. La grande sfida con la quale Mamma Moleskine si dovette confrontare fu quella di rivedere il – passatemi il termine – “vecchio” taccuino nero dei grandi artisti in qualcosa di funzionale, esteticamente bello e che avesse una storia da raccontare.

L’idea geniale fu quella di trasformare un semplice notebook in un libro non ancora scritto, il libro che verrà scritto in prima persona da chi lo acquista. Le pagine bianche contengono l’essenza di una storia importante: la traccia del percorso creativo di grandi scrittori e artisti del passato. La fascetta colorata che li circonda è stata pensata per rafforzare ulteriormente l’idea di un libro non ancora scritto: evoca la fascetta che circonda un libro appena uscito, quella fascetta che lo proclama vincitore di premi o che contiene una citazione di un critico famoso.

E fu più o meno così che nacque il taccuino più iconico di sempre. Più ci penso e più mi convinco che sia stata un’idea potentissima. È un po’ come se le pagine bianche e immacolate ci sussurrassero all’orecchio di scrivere, disegnare, di non avere paura delle nostre idee e di esprimerle liberamente perché valgono esattamente come quelle dei grandi artisti del passato. Chi lo sa, magari un giorno qualcuno scoprirà i miei scarabocchi in una vecchia scatola impolverata e diventerò famosa. Che bello sognare!

Oggi Moleskine è diventata uno dei simboli per eccellenza dei creativi di tutto il mondo e spazia con intelligenza tra analogico e digitale, creando oggetti e luoghi d’incontro sempre più innovativi (come i Moleskine Cafè e i sistemi di Smart Writing che permettono di digitalizzare immediatamente gli scarabocchi su carta), rinnovando l’offerta di taccuini attraverso edizioni limitate e grandi collaborazioni: Coca Cola, Simpsons, Il Piccole Principe, Star Wars, Disney, Harry Potter e tantissimi altri…

Storie di design quotidiano - Il taccuino Moleskine

Per concludere questa piccola – ma grandissima – storia, vi lascio il link per scaricare lo screensaver del mese e con un’ultima citazione di Mamma Moleskine:

“Quello che hai tra le mani è uno strumento cognitivo, un catalizzatore di creatività, un accumulatore di emozioni che rilascia la sua carica nel tempo. Nelle sue pagine bianche è nascosta una straordinaria tradizione: questo taccuino, grazie ad un’eredità leggendaria, è parte di una staffetta creativa che continua ad attraversare lo spazio e il tempo.”

Lasciamo da parte la paura di rovinare le preziose pagine bianche e lasciamo che i pensieri prendano forma su di esse senza timore.

Alla prossima storia!

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