Storie di design quotidiano – Il tempera matite | Giustacchini

Storie di design quotidiano – Il tempera matite

Eccoci giunti al terzo capitolo della rubrica “Storie di design quotidiano”. Dopo aver snocciolato per bene le bellissime storie delle invenzioni de la cucitrice a punti metallici e i blocchetti adesivi Post-it, questo mese andremo a conoscere più da vicino un altro articolo di cancelleria immancabile sui banchi di scuola, negli uffici e in tutte le case: stiamo parlando del tempera matite.

Un oggetto all’apparenza semplicissimo, senza il quale però le nostre adorate matite – colorate e non – avrebbero una vita breve e triste.

tempera matite

“Madame, la vita senza di voi è come una matita spezzata: senza senso.”

Una metafora davvero romantica, rubata ad un episodio della seconda stagione della commedia Blackadder:

Temperare una matita, è prima di tutto un’esperienza estetica. E come tutte le esperienze, mette in gioco più sensi insieme e singolarmente e in diverse combinazioni attraverso tutto il processo. Il primo senso che si attiva è ovviamente quello visivo. Un vero #stationerylover sa come estrapolare ogni goccia di piacere sensoriale dall’interazione con l’oggetto, e avrà sempre un temperino luccicante che copre una parte della scrivania. Un temperino può essere visivamente attraente per diverse ragioni: grazie al suo design lucente e tagliente, forse, o al suo frusciare antico. Questo brivido visivo è potenziato anche dalla tranquilla soddisfazione della natura dell’inserimento, rotazione e taglio della matita, che culmina in riccioli curvi.

storie di design quotidiano il tempera matite

Il secondo dei due sensi principalmente coinvolti nel temperare è il tatto – un buon temperino si distinguerà sempre per come interagisce con la mano, sia che sia fissato al muro o sia posizionato nella mano.
Alla vista e al tatto si uniscono anche l’udito e l’olfatto, grazie al piacere acustico dovuto al frullio e all’aroma di legno appena tagliato.

Avete la pelle d’oca? Bene, ora che ho divagato abbastanza, possiamo rientrare nei ranghi e fare qualche passo indietro nella storia.

Per secoli, l’unico metodo conosciuto per intagliare la punta alla matita era lavorare il legno attraverso una semplice lama che, strato per strato, toglieva piccole scaglie, fino a quando la grafite non riappariva. Temperare con un coltello era tutto tranne che intuitivo: richiedeva precisione e una conoscenza esatta della pressione da esercitare sul legno di cedro utilizzato nella produzione delle prime matite. In più, era sicuro che in qualche modo le dita si sarebbero sporcate con la grafite. Con il tempo, queste difficoltà portarono inevitabilmente alla conclusione che il processo di tempera andava migliorato.

storie di design quotidiano il tempera matite

A partire dal XIX secolo, iniziano ad essere prodotti i primi esemplari di tempera matite, che possono essere suddivisi in tre categorie a seconda del meccanismo di taglio: potevano essere costituiti da materiali abrasivi, da un piccolo macinino dai contorni taglienti o ancora da una o più lame insieme.

Il primo fu quello di Bernard Lassimone of Limoges fu, risalente al 1828, a cui venne riconosciuto un brevetto per il suo taglia-matite. Successivamente incontriamo il meraviglioso Styloxynon, inventato e commercializzato a partire dal 1837 da Robert Cooper e George Eckstein: consisteva in due parti affilatissime e fissate insieme nella giusta angolazione in un piccolo blocco di palissandro. Poteva produrre punte fini come la punta di un ago!

Verso la metà del secolo, i tempera matite tascabili (come quelli inventati da Walter Foster nel Maine nel 1855) diventano comuni. È a questo punto che fa la sua prima comparsa quello che viene tutt’ora considerato il padre del temperino: stiamo parlando dell’invenzione di Waterloo vet Constant de Thierry des Estivaux, che nel 1847 brevetta il design per un tubo con una lama inserita all’interno di un cono. Altri europei inventarono qualcosa di simile, ma questo fu il primo che diede davvero il via allo sviluppo del moderno tempera matite.

Come abbiamo visto, i temperini più antichi si divisono in diverse categorie. Mi sembrava impossibile non citare il bellissimo Gem Pencil Sharpner: brevettato da Gould & Cook nel 1886, pesava più di 3 kg e consisteva in un disco abrasivo rotante che limava la matita tramite una manopola. Meraviglioso!

1886_Gould_and_Cook_Gem_pencil_sharpener_back

Hemingway sosteneva:

“Consumare sette matite significa che hai avuto una buona giornata di lavoro.”

Durante la sua permanenza a Parigi, portava sempre con sé un quadernino, due matite e un temperino. Ne parla nel suo libro di memorie “Festa mobile”, nel quale si descrive seduto seduto in un bar con un temperino nel piattino del suo drink. Il temperino che era solito usare Hemingway è familiare a tutti noi. La matita veniva inserita nel temperino e ruotata con le mani, una lama che affetta una sottile scaglia di legno, quasi come sbucciare una mela.

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Il temperino a mano sembra essere stato perfezionato nella prima parte del ventesimo secolo: il piccolo temperino usato dai bambini a scuola è molto simile a quello che avevano i nostri nonni nell’astuccio. Quelli che utilizziamo oggi in ufficio furono perfezionati già negli anni ‘20 e ‘30.

Comunque, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, vengono introdotti temperini meccanici più grandi, sempre fissati ad un muro o alla superficie di una scrivania. La matita viene tenuta in posizione con la presa di piccoli denti, e un braccio fa ruotare la lama cilindrica, producendo finissime matite temperate e appuntite. Questo è il tipo di temperino che Nicholson Baker descrive con entusiasmo al The Paris Review:

“ Il temperino è probabilmente la cosa più bella dei ricordi di scuola in effetti, una piccola invenzione cromata sotto il tuo controllo. Ha un suono straordinario, che amo in particolare. E ovviamente ho accidentalmente temperato troppo e rotto la punta della matita, così ho dovuto ricominciare per un po’ facendo quel suono…”

I temperini meccanici erano più veloci e producevano una punta migliore rispetto alla versione con una sola lama a mano, ma più conveniente rimane il temperino elettrico. All’inizio del ventesimo secolo vennero ideati per gli addetti alla produzione, ma successivamente i temperini elettrici si fanno gradualmente strada in ufficio e in casa. Erano considerevolmente più costosi del suo semplice rivale, ma avevano il sostegno di un grande volume di consumatori. John Steinbeck era un fan:

“Il temperino elettrico potrebbe sembrare una spesa inutile, ma nonostante questo non ho mai avuto nient’altro che abbia usato di più o che mi abbia aiutato più di questo. Per temperare il gran numero di matite che utilizzo ogni giorno – non so bene quante ma almeno 60 – con un temperino a mano non solo ci vorrebbe un sacco di tempo ma mi si stancherebbe la mano. Mi piace temperarle tutte in una volta, così da non doverlo rifare di nuovo durante tutta la giornata.”

Steinback scrisse:

“Nella mia classica posizione di scrittura, quando il metallo della gommina della matita tocca la mano, la mando in pensione”

e poi tutte le matite scartate le dava al suo bambino.

Nonostante sia abbastanza ovvio il fatto che le matite si accorciano a mano a mano che vengono temperate (come dicevamo all’inizio dell’articolo), I Bureau per At-risk Youth di New York non ci dettero peso quando nel 1998 lanciarono una nuova linea di matite per i bambini della scuole con lo slogan TOO COOL TO DO DRUGS.

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Notate nulla di strano?
Molto presto gli studenti si accorsero che temperando la matita, alla fine del messaggio iniziale rimaneva solo DO DRUGS. Fu solo quando un bambino di dieci anni sollevò la questione che tutti si resero conto. La compagnia iniziò quindi a stampare le matite nella direzione opposta, così da lasciare solo TOO COOL una volta temperata la matita.
Normalmente, una matita più corta non è così problematica – poco pratica da utilizzare forse, ma niente in confronto alla depravazione delle droghe in una scuola.

Una volta che una matita diventa troppo corta per essere usata in modo corretto, la maggior parte delle persone passa ad una nuova – quella vecchia è destinata ad una vita nel piattino vicino al telefono o in un cassetto insieme alle batterie che non funzionano più. Ma la vita utile di una matita può essere prolungata. Le estensioni per matita esistono in varie forme, anzi, esistono persone specializzate in questa forma di riciclo e recupero, come Nakajima Jukyudo che nel 1933 fondò la sua azienda e tutt’oggi si occupa di produzione di temperini e di matite Frankestein: grazie ad un incastro in silicone, le matite tornano alla loro lunghezza originale, donandole nuova vita.

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Anche per questo mese, la storia è conclusa. Vi è piaciuto l’articolo? Conoscete altre curiosità? Ditemelo in un commento 😉

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Alla prossima!

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